Nota di presentazione del Decreto Quo magis

recante approvazione di sette nuovi prefazi eucaristici

per la forma extraordinaria del Rito Romano

Con il decreto Quo magis del 22 febbraio 2020, la Congregazione per la Dottrina della Fede, che dal gennaio del 2019 si occupa delle materie precedentemente attribuite alla Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”[1], ha approvato il testo di sette nuovi prefazi eucaristici da usare ad libitum nella celebrazione della Messa secondo la forma extraordinaria del Rito Romano[2].

Tale provvedimento costituisce il completamento di un lavoro intrapreso in precedenza dalla sopramenzionata Pontificia Commissione, per eseguire il mandato dato da Papa BenedettoXVI di inserire alcuni prefazi aggiuntivi nel Messale della forma extraordinaria[3].

Lo studio svolto sulla questione ha portato alla scelta di un numero ristretto di testi da usare per circostanze occasionali quali feste di santi, messe votive o celebrazioni ad hoc, senza introdurre nessun cambiamento nelle celebrazioni del ciclo temporale. Tale scelta vuole salvaguardare, mediante l’unità dei testi, la unanimità di sentimenti e di preghiera che conviene alla confessione dei misteri della Salvezza celebrati in ciò che costituisce la struttura portante dell’anno liturgico. D’altra parte, lo sviluppo storico, fino alla metà del secolo scorso, del Corpus Præfationum del Missale Romanum, è andato precisamente nella direzione di prefazi nuovi per celebrazioni puntuali anziché per celebrazioni del temporale.

Contestualmente, si è colto l’occasione per estendere a tutti che celebrano nell’Usus Antiquior la facoltà di poter usare tre altri prefazi che nel passato erano concessi a certi luoghi. Anche qui, si tratta di testi per determinate celebrazioni occasionali.

Quattro dei testi nuovamente approvati, ovvero i prefazi de Angelisde Sancto Ioanne Baptistade Martyribus e de Nuptiis, sono stati presi dal Messale della forma ordinaria, e per lo più provengono, nella loro parte centrale o “embolismo”, da fonti liturgiche antiche. Per rispettare, d’altra parte, l’armonia con il resto del Corpus Præfationum del Messale antico, in tre dei casi sono stati utilizzati, per i protocolli prefaziali finali, l’una o l’altra delle formule abituali dei prefazi della forma extraordinaria. Come detto, i tre altri testi (prefazi de Omnibus Sanctis et Sanctis Patronisde Sanctissimo Sacramento e de Dedicatione ecclesiæ) sono invece dei prefazi precedentemente concessi a delle diocesi francesi e belghe, ed ivi in uso prima della riforma liturgica postconciliare. Ormai essi potranno essere utilizzati ovunque si celebri la Messa nella forma extraordinaria.

Due dei sette prefazi consentiranno di dare maggiore e giusto rilievo alle celebrazioni liturgiche in onore di personaggi di primissimo piano nel disegno di Dio manifestatosi nella storia della Salvezza, ovvero gli Angeli e S. Giovanni Battista, che finora mancavano di prefazio eucaristico proprio nell’Usus Antiquior. Nella stessa ottica, il prefazio de Martyribus permetterà di sottolineare il carattere eminente del dono del martirio, anche in seno alle altre testimonianze di Sequela Christi. I primi santi riconosciuti come tali sono stati infatti i martiri. I prefazi de Dedicatione ecclesiæde Omnibus Sanctis et Sanctis Patronis e de Ss.mo Sacramento, peraltro già in uso in alcuni luoghi, permetteranno di arricchire opportunamente le relative celebrazioni, con una eucologia più adatta al loro carattere che il solito prefazio Communis. Si attira l’attenzione, infine, sul prefazio de Nuptiis, che insieme alla grande benedizione nuziale tuttora in uso nelle messe pro Sponsis, è riportato – con piccole varianti – nei Sacramentari antichi quali il Gelasiano antico e il Gregoriano. Questo antico prefazio, già ripristinato per la forma ordinaria, è ormai utilizzabile anche nella forma extraordinaria.

Come indicato sopra, l’uso o meno, nelle relative circostanze, dei prefazi nuovamente approvati rimane una facoltà ad libitum. Ovviamente, si fa appello, al riguardo, al buon senso pastorale del celebrante. Inoltre, si noti che il decreto non cancella le eventuali concessioni di prefazi propri fatte in passato, per cui qualora in casi particolari (luoghi, istituti…) esistesse già, sulla base di ciò che era stato concesso in precedenza, e per la medesima circostanza liturgica, un prefazio particolare diverso, allora si avrà la scelta tra esso e il testo nuovamente approvato.

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[1] Cfr. Francesco, Lettera Apostolica in forma di “Motu Proprio” circa la Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, 17 gennaio 2019.

[2] I testi di questi prefazi saranno anche disponibili con la notazione musicale, nei diversi toni in uso nella forma extraordinaria, presso la Libreria Editrice Vaticana.

[3] “Nel Messale antico potranno e dovranno essere inseriti (…) alcuni dei nuovi prefazi. La Commissione «Ecclesia Dei» in contatto con i diversi enti dedicati all’Usus Antiquior studierà le possibilità pratiche”: Benedetto XVI, Lettera ai Vescovi in occasione della pubblicazione della Lettera Apostolica Motu Proprio data Summorum Pontificum sull’uso della liturgia romana anteriore alla riforma effettuata nel 1970AAS99 (2007) 798. Questo mandato era stato successivamente confermato e completato nel 2011, nell’Istruzione Universæ Ecclesiæ della medesima Pontificia Commissione. Cfr. Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, Istruzione sull’applicazione della Lettera Apostolica Motu Proprio data Summorum Pontificum di S.S. Benedetto PP. XVI, n. 25, AAS103 (2011) 418.

 

Fonte: www.vatican.va

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