A cent’anni dal termine del primo conflitto mondiale è sempre più viva la memoria dell’Imperatore Carlo. Alla morte aveva soltanto trentaquattro anni ed era in esilio a Madeira, cacciato dalle forze politiche massoniche che si erano rafforzate in Austria dopo la prima guerra mondiale e che si opponevano a Carlo perché cattolico osservante e rappresentante gli ideali perseguiti dalla Chiesa. Negli ultimi giorni di vita chiama a sé il figlio primogenito Otto perché veda “come muore un imperatore”, perdonando, nel contempo, tutti i suoi nemici. Suo moglie Zita rimase sola e senza mezzi di sussistenza, madre vedova con sette figli, da uno a nove anni. Non tutti sanno che fu san Giovanni Paolo II a volere fortemente la beatificazione di Carlo, che in Vaticano, a dire il vero, non tutti approvavano, ritenendo a torto l’imperatore Carlo un guerrafondaio, forti di quanto la storia – con la “S” maiuscola e quindi quella “ufficiale” – ha voluto falsamente propinarci. Il suo amore per Cristo lo porta, invece, ad essere generoso e per questo suo amore verso la religione, la preghiera e la carità per il prossimo, entrando, fra l’altro, nell’Ordine di Malta. Anatole France, premio Nobel per la Letteratura nel 1921, scrisse di lui: “L’imperatore Carlo è l’unico uomo decente – emerso durante la guerra – ad un posto direttivo; ma non lo si ascoltò. Egli ha desiderato sinceramente la pace, e perciò viene disprezzato da tutto il mondo”. E lo scrittore inglese Herbert Vivian, che lo aveva conosciuto: “Carlo era un grande capo, un principe della pace, che voleva risparmiare al mondo un anno di guerra; un uomo di Stato con idee salvatrici per i complicati problemi dei suoi paesi; un monarca che amava i popoli, un uomo senza paura, d’animo nobile, di prestigio, un santo, dalla cui tomba si diffonde benedizione”. Il 21 novembre 1916, Carlo I d’Asburgo sale al trono con un solo pensiero: la pace. Sviluppa una rete diplomatica verso le capitali europee in conflitto, aiutato anche da Papa Benedetto XV, ma tutti i tentativi falliscono, osteggiati da personaggi che vedono in lui e nella sua grande fede cattolica un nemico. Con il crollo dell’Impero, il 12 novembre 1918 a Vienna si proclama la repubblica. La perfidia del mondo diffonde su di lui false calunnie ed oltraggi. Nel 1920 mons. Eugenio Pacelli, nunzio apostolico a Monaco di Baviera, ha un giorno l’occasione di viaggiare in treno con lui. Al ritorno, il futuro Pio XII, nella cappella della nunziatura, dirà ad alta voce: “Ti ringrazio, o Signore, di avermi fatto incontrare così grande anima”.

Domenica 28 ottobre, nel pomeriggio, la Delegazione apuana della Gebetsliga Kaiser Karl ho voluto rendere omaggio al Beato presso la Pieve di San Vitale (Mirteto – Massa) venerando la sua reliquia al termine della Messa e recitando la preghiera per la sua canonizzazione. Alla celebrazione è seguita la conferenza dal titolo “Carlo I d’Austria e la pace sabotata”, con gli interventi dell’ avv. Umberto Zangani, del prof. Simone Ziviani, di don Fabio Arduino, direttore del Centro Diocesano Vocazioni, e di don Emanuele Borserini, delegato della Gebetsliga. È stata anche l’occasione per ricordare un santo giovane proprio nel giorno in cui a Roma si è concluso il Sinodo dedicato ai giovani.

 

Fonte: Vita Apuana, 4 novembre 2018

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